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Il metodo

Si allena a terra quello che serve in acqua

Il surf è uno degli sport in cui si passa meno tempo a fare la cosa per cui ci si allena. Ecco perché il lavoro vero succede prima.

Attrezzatura da allenamento sulla sabbia bagnata all'alba: un elastico legato a un palo di legno, un foam roller, una borraccia.

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Perché si allena fuori dall'acqua

In una sessione di due ore, il tempo passato davvero in piedi sulla tavola si misura in minuti. Tutto il resto è remata, attesa, passaggi sotto le serie, rientri. È lì che finisce l'energia, ed è lì che si decide quante onde prendi.

Il problema è che quel lavoro non lo puoi allenare mentre surfi: quando sei in acqua sei impegnato a surfare, e se il corpo non regge il primo a saltare è proprio il gesto tecnico. Ti concentri sul non affondare, non sul migliorare.

Allenarsi fuori dall'acqua serve a questo: arrivare in mare con un corpo che regge, così che le sessioni tornino a essere il posto dove impari, e non quello dove scopri di essere già cotto dopo venti minuti.

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Cosa chiede il surf al tuo corpo

La remata è resistenza di spalle e schiena, con la testa in estensione per un tempo lungo: se cedono, il resto non conta. Il take-off è un movimento esplosivo che parte da fermo, e va ripetuto ogni volta con la stessa qualità, anche all'ottava onda. Restare in line-up quando il mare si alza è equilibrio, mobilità e capacità di recuperare in fretta tra una serie e l'altra.

Sono qualità diverse e vanno allenate come tali. È questa la ragione per cui una scheda generica di palestra non trasferisce nulla in acqua: allena il corpo, ma non nella forma in cui il surf glielo chiede.

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Cosa vuol dire lavorare sulla tua biomeccanica

Vuol dire partire da come ti muovi tu, non da come si muove un surfista in astratto. Due persone che cadono al take-off possono farlo per motivi opposti: una perché le caviglie non le permettono di arrivare in posizione, l'altra perché la spinta arriva tardi.

Dare a entrambe lo stesso esercizio significa aiutarne al massimo una. Per questo il punto di partenza è sempre guardare, non prescrivere: la valutazione iniziale, i video dei tuoi movimenti, i tuoi punti deboli reali.

Ed è anche il motivo per cui il programma non resta fermo. Il modo in cui ti muovi cambia mentre ti alleni: se il lavoro non cambia con te, dopo poche settimane stai allenando un corpo che non esiste più.

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Come è strutturata una progressione mensile

Il lavoro è organizzato in schede mensili che avanzano una sull'altra. Ogni mese ha un obiettivo dichiarato — costruire la base della remata, rendere il take-off più rapido, tenere le sessioni lunghe — e il mese successivo parte da dove sei arrivato, non da capo.

Alla fine di ogni ciclo ci si sente: cosa ha funzionato, cosa no, cosa è cambiato in acqua. Quella conversazione è ciò che determina il mese dopo. È la differenza tra un programma e un PDF.

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Come funziona la video-analisi

Mi mandi i video: quelli degli allenamenti a terra e, quando ci sono, quelli delle sessioni girati dalla riva con il telefono. Non serve attrezzatura, bastano quelli che faresti comunque.

Li guardo e ti dico cosa vedo: dove perdi tempo nel take-off, cosa fa la schiena in remata, quale articolazione non ti sta lasciando arrivare in posizione. È il momento in cui il programma smette di essere teorico e diventa il tuo.

Il modo più veloce per sapere cosa serve al tuo corpo è farmelo vedere